Petite Messe Solennelle

Giovedì 27 dicembre 2018 | Chiesa di San Giacomo di Corte, ore 21 | Ingresso libero

 

Storia
“Petite messe solennelle”, a quattro parti, con accompagnamento di due pianoforti, e di un armonium. Composta per la mia villeggiatura di Passy (nota: località presso Parigi). Dodici cantori di tre sessi, uomini, donne e castrati, saranno sufficienti per la sua esecuzione. Cioè otto
per il coro, quattro per il solo, in totale di dodici cherubini: Dio mi perdoni l’ accostamento che segue. Dodici sono anche gli Apostoli nel celebre affresco di Leonardo detto La cena, chi lo crederebbe! Fra i tuoi discepoli ce ne sono alcuni che prendono delle note false! Signore, rassicurati, prometto che non ci saranno Guida alla mia Cena e che i miei canteranno giusto e con amore le tue lodi e questa piccola composizione che è, purtroppo, l’ultimo peccato della mia vecchiaia”, (Gioachino Rossini, Passy, 1863)

Rossini abbandonò la composizione di opere liriche dopo il successo ottenuto con la sua ultima composizione per il teatro, il Guglielmo Tell (1829). Da allora, quando aveva trentasette anni, si dedicò ugualmente alla composizione dedicandosi però alla musica da camera e sacra senza pubblicare alcun lavoro eppur lasciando capolavori specialmente in àmbito sacro.
Di questi, due sono considerati tra i migliori capolavori della musica del XIX secolo: lo Stabat Mater, composto nel 1841, e la Petite messe solennelle, composta nel 1863, cinque anni prima della sua morte ed ultimo peccato di vecchiaia, come il compositore amava definire i suoi lavori di età senile.

Della Petite Messe Solennelle sopravvivono due fonti. La prima, il manoscritto autografo “di Pesaro” e la seconda, il manoscritto “Pillet-Will”, redatto per la dedicazione (14 marzo 1864) della cappella privata del conte e della contessa Pillet-Will, amici di Rossini, nella loro residenza di Passy, vicino Parigi.

Le differenze tra le due non sono di grande entità ma confermano la destinazione essenzialmente cameristica della composizione. L’attenzione di Rossini nei confronti della qualità timbrica vocale e strumentale, in una dimensione raccolta, si ripercuote anche nella versione orchestrale della stessa messa che il pesarese curò personalmente. Rossini la volle anche orchestrare, nel 1867, perché spinto da più parti ma, soprattutto, per evitare che se l’orchestrazione fosse stata fatta da qualcun altro musicista dopo la sua morte, l’opera non avrebbe avuto quella caratteristica per cui la scrisse.
La Petite messe solennelle fu scritta per dodici cantanti, di cui quattro solisti, due pianoforti e un armonium.

Ecco dunque che la Petite messe può essere considerata il testamento spirituale di Rossini, forse già presago della sua prossima morte.

La messa è “solenne” perchè usa tutto il testo liturgico, impiega solisti e coro ed è ampiamente sviluppata; è al contempo “piccola” perché si serve di un limitato numero di esecutori: è proprio in questo carattere che risiede la novità e l’eccezionalità dell’opera.

La messa fu eseguita per la prima volta privatamente il 14 marzo 1864 con Carlotta Marchisio e
Barbara Marchisio, a Saint-Georges (Parigi) presso la cappella di famiglia della contessa Louise Pillet-
Will, moglie del banchiere Pillet-Will e dedicataria della composizione.

Interpreti quattro celebri cantanti del parigino Théâtre Italien: le sorelle Carlotta e Barbara Marchisio – soprano e contralto preferite dal compositore – il tenore Italo Gardoni e il basso Louis Aignez. Il coro era costituito da cantori scelti fra i migliori allievi del conservatorio. Pianisti Georges Matthias – allievo di Chopin e docente del conservatorio – e Andrea Peruzzi che accompagnava spesso i cantanti nelle riunioni in casa Rossini. All’harmonium Aalbert Lavignac, che sarebbe diventato un influente teorico e docente. Rossini voltava le pagine a Matthias, il violoncellista Gaetano Braga a Peruzzi.
Fra gli ospiti di questa esecuzione “privata” numerosi compositori come Meyerbeer, Auber, Thomas, Carafa; il primo si dice che applaudisse e si agitasse come «san Lorenzo sulla gratella» (Jouvin), mentre il nervoso Auber non smise un momento di rosicchiarsi le unghie. Rossini raccolse calmo e soddisfatto i complimenti e tornò a casa a piedi.

Il giorno successivo la Petite Messe fu presentata a un pubblico più numeroso e mondano. Tornarono i compositori, c’erano altri musicisti e cantanti, i critici musicali, ambasciatori, il nunzio apostolico, ministri e aristocratici. Pare che non ci fosse però l’autore: alla sua arte e alla sua ultima pagina lunghi applausi, recensioni entusiastiche e nuove onorificenze.

L’anno dopo si fece un’altra esecuzione della messa in casa Pillet-Will; mai però il manoscritto uscì da quelle mura o fu pubblicato vivente il compositore. In queste prime esecuzioni la messa non
comprendeva “o salutaris hostia”, parte aggiunta successivamente e affidata al soprano.
Come detto, Rossini stesso preparò la versione con orchestra della Petite Messe Solennelle, si legge in alcune fonti, per evitare che qualcun altro lo facesse al suo posto: la nuova partitura fu terminata nei primi mesi del 1867, ma anch’ essa non fu mai eseguita prima della morte del compositore (13 novembre 1868). La vedova, Olympe Pélissier, vendette quindi i diritti di esecuzione della versione con orchestra all’ impresario Maurice Strakosch, che presentò l’opera al Théâtre Italien di Parigi il 24
febbraio 1869 per poi trascinarla in tournée in tutto il mondo, con l’unico obiettivo di tramutare le ultime note di Rossini in denaro contante, essendo la partitura orchestrale, sebbene scritta secondo la moda del tempo, assai meno felice dell’originale delicata versione. Ulteriore sfortuna accompagnò la versione per orchestra della messa di Rossini: gli inevitabili paragoni della critica e del pubblico con i precedenti modelli sacri di Liszt e Berlioz e poi col Requiem di verdi e con Eine Deutsche Requiem di Brahms, opere sin dal principio congegnate per ampie masse corali e orchestrali.

Quindi dopo la prima pubblica del 1869 nel Théâtre-Italien di Parigi nella seconda versione con Marietta Alboni le successive esecuzioni furono nel Teatro Comunale di Bologna come Messa solenne diretta da Emanuele Muzio e nel 1878 nel Teatro Regio di Parma.

Nel 1942 avviene la prima nella Basilica di Santa Croce di Firenze diretta da Vittorio Gui con Maria Caniglia, Ebe Stignani e Tancredi Pasero, nel 1965 a Bologna diretta da Leone Magiera, nel 1968 al Palazzo Ducale di Venezia diretta da Ettore Gracis con Luisa Maragliano e Raffaele Arié, nel 1972 nella Reggia di Versailles con Mario Rossi (direttore d’orchestra) ed Aldo Ciccolini, nel 1979 a Parma
diretta da Romano Gandolfi con Antonio Savastano, nel 1983 alla Piccola Scala di Milano diretta da Gandolfi con Giorgio Surjan e nel 1992 nel Teatro Rossini di Pesaro e nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme di Roma.

Manoscritto fantasma, parola di musicologo

“Il lavoro di revisione della versione originale della Petite messe solennelle da parte del musicologo statunitense Philip Gossett è stato piuttosto laborioso e, per molti versi, fortuito.

Come lo stesso Gossett ha raccontato in un’intervista, Rossini, per disposizione del committente, fece rappresentare l’opera nella cappella privata del conte Pillet-Wills. Al termine della rappresentazione, il compositore diede al conte una copia del manoscritto per coro, solisti, due pianoforte ed armonium.

In anni recenti, il ricercatore statunitense ha avuto non poche difficoltà nel rintracciare a Parigi gli eredi Pillet-Wills. Solo fortuitamente, nel corso di una colazione di lavoro alla Chicago University è entrato in contatto con persone che conoscevano personalmente esponenti della famiglia parigina i quali, occasionalmente, avrebbero dovuto recarsi negli Stati Uniti di lì a poco tempo. Fu così possibile per Gossett conoscere gli eredi Pillet-Wills e rendere loro visita nel maniero di famiglia a nord di Parigi, onde recuperare una copia del prezioso manoscritto.

La versione originale della Petite messe è stata presentata per la prima volta in tempi moderni al
Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1997 e l’esecuzione ha avuto come giusta dedica la memoria del conte Jacques Pillet-Wills, morto un anno prima”.